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Monica Romano è stata intervistata da Il Sole 24 Ore sulla sua esperienza di studio di piccole dimensioni specializzato nel recupero del credito di impresa.

Leggi qui un estratto dell’articolo, pubblicato su Il Sole 24 Ore di lunedì 17 settembre 2018 e disponibile, in versione integrale su Il Quotidiano del Diritto.

 

Il cantiere degli Npl spinge negli studi ricavi e competenze

di Chiara Bussi

Una montagna di crediti deteriorati che secondo l’ultima fotografia dell’Autorità bancaria europea vale quasi 179 miliardi di euro. Gli Npl (non performing loans) rappresentano un segmento di mercato sempre più significativo per gli studi legali, con lo sviluppo di nuove competenze. C’è chi segue le banche nella vendita dei portafogli o chi, in parallelo o sempre più spesso, affianca gli acquirenti (fondi di private equity o hedge fund) e li assiste nella fase di gestione e del recupero, tentando prima la via stragiudiziale, fino all’eventuale approdo in tribunale.

[…]

Spazio per grandi e piccoli

C’è spazio per tutti, grandi e piccoli. «Per attività specifiche come la due diligence documentale dei portafogli di Npl che richiedono l’impiego di un numero elevato di risorse – sottolinea Luigi Carunchio, responsabile del settore fiscale di Confprofessioni – l’opportunità è più favorevole ai grandi studi. A questo proposito alcune realtà si stanno strutturando per unire le forze, spesso in un’ottica multidisciplinare». Ma ci sono chances anche per quelli più piccoli, aggiunge,«che possono ricavarsi spazi di mercato o piccole nicchie, in cui impiegare specifiche competenze: è il caso delle attività di supporto ai soggetti vigilati nell’adozione e nell’applicazione dell’Ifsr 9, il nuovo standard contabile che ha sostituito l’impianto dello Ias 39».

Tra i piccoli che si sono ricavati un segmento di attività c’è lo studio Romano, con sede a Torino. Il loro asso nella manica è un software per il recupero dei crediti “difficili”. «Nel corso degli anni – spiega la titolare Monica Romano – ho sviluppato un programma ad hoc: i nostri clienti, società medio-grandi, ci chiedono di recuperare anche lotti da 2-3 mila pratiche. Questo sistema ci consente di gestire e controllare in tempo reale tutte le tappe del recupero e di massimizzare il risultato. E questo fa la differenza».

Leggi su Il Quotidiano del Diritto – Il Sole 24 Ore

Il recupero del credito insoluto di valore modesto gode di esenzioni e costa meno

La soglia del valore del credito insoluto è il primo elemento da considerare nella scelta dell’avvio di una azione legale, ma non l’unico.

Comunemente si ritiene che tanto più basso sia l’ammontare del credito insoluto tanto meno convenga azionare le vie legali, ma non è sempre così.

Vanno infatti tenuti in considerazione due aspetti importanti:

  • il primo è la parziale esenzione dai costi di giustizia per i crediti di valore inferiore a € 1.033,00
  • il secondo è la maggiore possibilità di recupero non solo del credito ma anche delle spese legali.

Con riferimento al primo aspetto, l’azione legale può essere portata avanti fino alla notifica del precetto sostenendo esclusivamente i costi che seguono:

  • contributo unificato per il deposito del ricorso (€ 21,50);
  • notifica del titolo ottenuto (€ 10,53);
  • notifica dell’atto di precetto (sempre € 10,53) se si decidesse di procedere anche con tale attività;

mentre l’azione è esente:

  • dal costo della marca di deposito del ricorso (€ 27,00);
  • dal costo di autentica delle copie (€ 11,54);
  • dal costo della tassa di registro per l’apposizione della formula esecutiva (circa € 400,00).

Dunque con soli € 42,56 di anticipazioni (contro le consuete €481 circa), l’azione legale può essere condotta fino a poco prima dell’azione esecutiva, la fase maggiormente temuta dal debitore.

Il credito di valore modesto è più facilmente recuperabile

Per quanto invece riguarda le maggiori possibilità di recupero del credito di valore modesto, l’esperienza su un numero cospicuo di lavorazioni conferma che, esse aumentano sensibilmente e che i crediti di valore modesto sono più facilmente recuperabili con l’avvio dell’azione legale.

Naturalmente la variabile di maggior rilievo, nel fare queste considerazioni è sempre la quantità di posizioni creditorie in sofferenza che affliggono l’azienda.

Anche un numero non altissimo di posizioni può tuttavia mettere a disagio le finanze di una piccola azienda e la valutazione concreta della recuperabilità del credito può avere un impatto sulle politiche commerciali e sulla scelta dei metodi di lavorazione degli insoluti.

Le indagini e le istruttorie sulla reperibilità, la circostanza che il debitore sia ancora commercialmente attivo e l’esito della diffida già inviata hanno un forte impatto sul tasso di successo dell’azione di recupero, anche per i crediti di modesto valore.

Può valere la pena “istruire” le pratiche con metodo, acquisendo le informazioni commerciali e agendo con tempestività.

La disponibilità a concedere dilazioni o, se la posizione lo consente, sconti a saldo e stralcio, sono atteggiamenti che aumentano le possibilità di successo dell’azione di recupero che comunque, salvo situazioni eccezionali e analizzate caso per caso, non proseguiranno con l’ulteriore fase esecutiva.

Il rapporto con l’avvocato può essere negoziato e dipende anche dalla quantità delle posizioni e dal successo del suo lavoro

È vero che spesso il creditore dovrà concedere dilazioni di pagamento, ma è altrettanto vero che questo consente più facilmente di inserire nel piano di rientro anche le spese legali, così che l’avvocato sarà “incluso” nella rateazione e il suo costo non graverà sull’azienda creditrice.

Per quanto riguarda infatti il compenso dell’avvocato, per l’azienda che avesse da gestire un numero di posizioni rilevante, se non addirittura massivo, potrebbe rivelarsi preferibile prevedere, oltre al rimborso delle anticipazioni di cui si è detto sopra, una quota di onorari fissa in misura inferiore a quella che normalmente viene liquidata dal giudice in sede di emissione del decreto ingiuntivo.

A questo onorario “forfettario”, andrebbe poi abbinata una quota percentuale variabile secondo il valore del credito o l’ammontare effettivamente incassato.

In caso di mancato recupero del credito l’azienda creditrice avrà così sostenuto un costo modesto e ridotto il rischio che il recuperato vada a coprire, per una quota rilevante, le spese legali.

In caso di successo, le spese saranno recuperate con il credito e la formula della “success fee”, sarà incentivante anche per lo studio legale che condividerà la soddisfazione per il successo delle attività.

L’esperienza del mio studio su lavorazioni di grandi quantità di posizioni creditorie di valore modesto, conferma che quando il debitore è reperibile e ancora attivo commercialmente, il credito viene recuperato, magari in misura a saldo e stralcio oppure integralmente e, in quest’ultimo caso, molto più facilmente in presenza di una dilazione, ma nella quasi totalità dei casi, sempre includendo la copertura delle spese legali e delle anticipazioni necessarie per azionarlo.

 

 

 

 

 

Alcuni elementi variabili del credito in sofferenza consentono di gestire con più efficacia il credito insoluto

Gli elementi comuni a tutti i crediti, da tenere in considerazione per l’introduzione di policy efficaci atte a prevenire il cronicizzarsi di situazioni di insoluto in azienda sono almeno tre

  • il valore del credito;
  • la circostanza che il debitore sia o meno un cliente commercialmente ancora attivo;
  • l’esistenza o meno di una contestazione.

A seconda della combinazione di questi tre elementi andranno calibrate le azioni e la policy aziendale sulla gestione del credito.

Un rapporto convenzionale che consenta allo studio legale di collaborare con l’azienda anche in una fase molto precoce e preventiva dell’insorgenza di situazioni di insolvenza, consentirebbe di predisporre i prospetti per la raccolta di dati che, combinando differentemente questi elementi consentendo al settore amministrativo di segnalare tempestivamente le situazioni di sofferenza e di intervenire nel modo più adeguato.

Chi gestisce il recupero del credito in azienda, con il tempo, raccogliendo continuativamente questi dati, potrebbe acquisire la giusta sensibilità su come gestire l’insoluto, aiutato in questo dall’avvocato anche per limitare al massimo il suo intervento ai casi in cui è necessario.

Il primo criterio fondamentale su cui basare la classificazione delle posizioni debitorie nel prospetto è la circostanza che il credito sia oggetto di contestazione o meno, mentre le altre due variabili – valore del credito e persistenza dell’attività commerciale del cliente si potranno combinare, differentemente nell’una o nell’altra eventualità, per decidere e farne discendere le azioni da svolgere.

Come prevenire gli insoluti in azienda

Infatti per il credito contestato l’obiettivo primario dell’azienda, che intenda prevenire gli insoluti, è il riconoscimento di debito (preferibilmente scritto, magari attraverso uno scambio di mail), sulla sua esistenza e sulla somma non contestata.

Nel caso si dovesse passare ad una gestione giudiziale del credito, infatti questo riconoscimento costituirà l’elemento centrale delle azioni successive.

È evidente che dove non si riesca ad ottenere il riconoscimento del debito, la scelta se intraprendere l’azione legale sarà condizionata soprattutto dal valore del credito e basata sulla bontà delle contestazioni e sulla pericolosità che esse potrebbero rappresentare in caso di giudizio in contraddittorio.

In caso il cliente non sia più attivo commercialmente l’attività di gestione dell’insoluto e di recupero del credito e persino l’avvio dell’eventuale azione legale deve essere rapida e tempestiva.

Il debitore che si trovi in situazione di difficoltà e non abbia più bisogno dei servizi dell’azienda infatti, tenderà a non considerare prioritario il pagamento di quel debito rispetto ad altri.

La considerazione e la distinzione dei crediti in sofferenza, attuata dal settore amministrativo dell’azienda in relazione al valore del credito, infine, consente di differenziare ulteriormente la tempistica e la qualità delle azioni da compiere nella gestione del credito insoluto.

Se è vero che per i crediti modesti il costo dell’azione legale (ricorso per decreto ingiuntivo, copie e notifica dell’atto di precetto), è probabilmente inopportuno e antieconomico, va individuata la soglia al di sotto della quale l’azione risulta comunque statisticamente proficua.

Questa classificazione, infatti, deve tenere conto:

  • da un lato, del fatto se l’azione è esente da tutta una serie di voci spesa (marche, notifica, tassa sull’apposizione della formula esecutiva sul titolo);
  • dall’altro, proprio perché si tratta di valori modesti, del fatto che le percentuali di recuperabilità sono statisticamente più alte e spesso consentono di recuperare anche le spese legali benché con piani di rientro dilazionati.

 

Il settore amministrativo dell’azienda ricopre un ruolo chiave nella gestione dell’insoluto, per semplificare e rendere più efficace le azioni di recupero del credito

Come qualunque problema ricorrente nella vita d’azienda, il credito insoluto può essere affrontato con procedure efficaci già dal personale che in azienda ricopre il livello amministrativo, grazie alla introduzione di semplici policy che permettano la corretta allocazione e la tempestiva gestione del credito insoluto.

Gli aspetti più importanti per una gestione del credito “sana” all’interno dell’azienda sono quelli che consentano:

  1. che si abbia tempestiva visibilità dell’insoluto;
  2. che si possa intervenire con rapidità nell’eseguire il sollecito già internamente all’azienda;
  3. che il cliente moroso percepisca che l’azienda è vigile rispetto alla puntualità dei suoi pagamenti.

Vanno introdotte in azienda chiare prassi che consentano di segnalare i ritardi nei pagamenti e che facciano discendere, da questi segnali di allarme, azioni concrete di pro-memoria o di sollecito cortese, che hanno l’effetto di rendere noto al cliente che l’azienda lo conosce, lo monitora ed è attenta alle sue problematiche.

L’effetto sul cliente in difficoltà sarà, in buona parte, quello di consentirgli di manifestare un problema o di risolverlo immediatamente.
Nei casi in cui questo non succede, l’azienda avrà il tempo di attrezzarsi per limitare le perdite e la produzione di altro insoluto, o di recuperare, con il credito, il rapporto intrattenuto con il cliente.

Un approccio di questo genere facilita il recupero del credito e consente all’azienda creditrice di maturare una percezione chiara e verosimile sulla solvibilità del proprio cliente prima ancora che l’esposizione creditoria aumenti in modo inconsapevole.

Un ritardo nel riconoscimento dello stato di insolvenza infatti, determina di per sé il rischio che il recupero del credito sia più difficile da ottenere.
Agire prima che la situazione di insolvenza sia cronicizzata consente invece una percentuale di successo maggiore nel recupero del credito.

 

Per saperne di più contatta lo studio Avv. Romano

Lo scorso 11 ottobre 2017 il CSM ha deliberato l’approvazione delle “linee guida in materia di buone prassi nel settore delle esecuzioni immobiliari”, pubblicate sul sito del CSM il 15 gennaio 2018.

Con l’intento di diffondere buone prassi organizzative per gli uffici giudiziari, il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto necessario intervenire nel settore delle esecuzioni immobiliari con lo scopo di migliorare il buon funzionamento del sistema giustizia contribuendo a individuare modelli operativi virtuosi.

L’iniziativa si dipana su diversi settori di intervento:

  • tutela del debitore;
  • gestione telematica del ruolo e controllo dei dati; udienza ex art. 569 c.p.c.;
  • nomina e attività del perito e del custode;
  • rotazione degli ausiliari del giudice;
  • ordinanza di delega delle operazioni di vendita;
  • ordine di liberazione;
  • decreti di trasferimento;
  • riparto;
  • eliminazione dei depositi giudiziari.

Per ciascuno di questi adempimenti, la delibera detta le linee guida per il giudice e le parti fornendo strumenti di gestione delle procedure, delle informazioni alle parti e dell’organizzazione dell’attività del giudice e dei suoi ausiliari e, infine, dei provvedimenti da emettere.

Con la delibera è stato anche istituito un osservatorio permanente per l’efficienza delle procedure esecutive.

Tutta la documentazione è disponibile sul sito del CSM.

Lo studio dell’avv. Monica Romano ha confermato la propria reputazione quale realtà di eccellenza nel settore del recupero crediti massivo in favore di aziende.

Grazie alla candidatura avanzata da Italia Online (Ex Seat Pagine Gialle), Monica Romano è stata selezionata per il Credit Management Collection Award organizzato da StopSecret Magazine.

Leggi la lettera di presentazione del Credit Manager di Italia Online.

In un articolo uscito su MAG di Legal Community il 13 marzo 2017 si offre uno spaccato del mercato dei NPL, con analisi di cifre e opinioni dei principali players del settore.

Leggi qui l’intero articolo in versione .pdf

Dallo scorso 18 gennaio 2017 è entrato in vigore il Regolamento di Esecuzione n. 1823/2016 della Commissione Europea che istituisce i Moduli di cui al Regolamento (UE) n. 655/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio.

È ora operativa attuabile una importante novità legislativa comunitaria: l’Ordinanza Europea di Sequestro Conservativo dei conti bancari all’estero.

Clicca qui per approfondire.


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Fonte Stop Secret

EAPO EUROPEAN ACCOUNT PRESERVATION ORDER: ISTITUITA L’ORDINANZA EUROPEA

Recuperare i crediti per le società all’interno della comunità europea da oggi sarà più semplice e sicuramente più economico.

 


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Fonte Il Sole 24 Ore

Se i genitori vengono informati dalla società di recupero crediti dell’esistenza di un piccolo debito del figlio, non è configurabile alcuna violazione della privacy del debitore. Difatti, il reato di trattamento illecito di dati personali non è integrato, anche in caso di diffusione di notizie riservate, se la condotta illecita sia consistita in una irregolarità tale da non produrre un danno apprezzabile all’identità personale del soggetto ed alla sua privacy. Ciò si desume dalla sentenza 1912/2016 del Tribunale di Cagliari.

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