Blog Archive

Home
Filter by: privacy

La proposta di Decreto Legge n.755 presentata alla Commissione Giustizia del Senato, contiene sostanziali modifiche all’attuale sistema giurisdizionale del recupero crediti.
L’obiettivo del DL presentato da uno dei due partiti di governo è quello dichiarato di accelerare i tempi del recupero crediti, evitando il passaggio del decreto ingiuntivo e velocizzando l’iter delle cause civili.
La novità più sostanziale sta nella previsione che consente  all’avvocato del creditore di accedere alle banche dati pubbliche senza  passare per il Tribunale, eliminando così l’obbligo di rivolgersi al giudice per ottenere il decreto ingiuntivo e procedere con l’esecuzione forzata.

Nell’articolo 1 del DL 755 si legge che sarà consentito all’avvocato del creditore di intimare al debitore il pagamento entro il termine di 20 giorni, invece degli attuali 40.

In caso di mancata opposizione da parte del debitore sarà possibile procedere con il pignoramento. Per “scavalcare” il tribunale, l’avvocato dovrà avere dimostrare il credito vantato dal proprio assistito con prova scritta. La verifica è a carico del legale che emette l’ingiunzione. In caso di mancata verifica, l’articolo 1 del Decreto Legge 755 specifica che l’avvocato che ne risponderà disciplinarmente dinnanzi al competente ordine professionale e dovrà rimborsare le spese giudiziarie sostenute e i danni subiti dal soggetto erroneamente ingiunto. Questa responsabilizzazione dell’avvocato che assume un ruolo più simile a un pubblico ufficiale, è dunque la prima vera novità introdotta dal Decreto Legge.

L’articolo 2 poi disciplina “La ricerca preventiva con modalità telematiche dei beni da pignorare ante causam”.

L’avvocato del creditore potrà chiedere al Presidente del Tribunale l’accesso alle banche dati delle pubbliche amministrazioni e “in particolare all’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari, e in quelle degli enti previdenziali, per l’acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre a esecuzione”.

Sono compresi inoltre anche i rapporti intrattenuti dal debitore con gli istituti di credito, datori di lavoro e committenti.

Una vera disclosure di dati considerati sin’ora sensibili e meritevoli di tutela. Da qui le prime criticità rilevate sul testo, soprattutto in relazione alle normative vigenti sulla privacy.

Fonte Il Sole 24 Ore

Se i genitori vengono informati dalla società di recupero crediti dell’esistenza di un piccolo debito del figlio, non è configurabile alcuna violazione della privacy del debitore. Difatti, il reato di trattamento illecito di dati personali non è integrato, anche in caso di diffusione di notizie riservate, se la condotta illecita sia consistita in una irregolarità tale da non produrre un danno apprezzabile all’identità personale del soggetto ed alla sua privacy. Ciò si desume dalla sentenza 1912/2016 del Tribunale di Cagliari.

Continua a leggere sul sito de Il Sole 24 Ore