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Il Piemonte vanta uno dei sistemi giudiziari più rapidi del Paese. Un vantaggio significativo per tutte quelle Pmi che intraprendono azioni legali per il recupero del credito. Ma, come spiega Monica Romano, con i debitori la strategia migliore resta quella preventiva.
di Andrea Moscariello

Fare impresa è sinonimo tanto di rischio, quanto di opportunità. L’economia contemporanea ha posto nelle mani delle aziende un’arma a doppio taglio, il mercato, destreggiabile unicamente da coloro i quali sanno valutare i rischi, pianificare gli aspetti fiscali e, oggi più che mai, gestire oculatamente il credito. Gestire, ma soprattutto recuperare. Garantire la liquidità e, di conseguenza, il flusso dei pagamenti non è più un’equazione scontata. E a testimoniarlo sono le categorie professionali, chiamate ad assistere il tessuto imprenditoriale italiano lungo la strada che porterà, si spera, alla tanto agognata ripresa. «È necessario che le aziende si affidino a validi consulenti in ambito sia fiscale che legale. Ciò consente loro, in via preliminare e con maggiore consapevolezza, di poter conoscere e ponderare rischi e vantaggi delle loro azioni». Monica Romano parla certamente con cognizione di causa. Il legale torinese, infatti, è oggi una delle maggiori esperte di recupero del credito. Un’attività che l’ha coinvolta nelle dinamiche di sviluppo, e in periodo di crisi anche di sopravvivenza, di numerosi attori dell’economia piemontese. Si impegna costantemente nel diffondere l’importanza della consulenza preventiva, che «mira ad evitare errori e leggerezze, e a tutelare,
quanto più possibile, l’azienda da problematiche future». In questo contesto si inserisce anche l’attività di sensibilizzazione che l’avvocato Romano esercita affinché le imprese tengano costantemente sotto controllo i flussi di denaro relativi ai pagamenti delle fatture emesse.
Perché un punto così importante per l’economia d’impresa necessita di una così forte opera di sensibilizzazione, se vogliamo, culturale?
«Perché, se nelle grandi aziende il credito viene sempre più sorvegliato attraverso programmi dedicati, che fotografano e memorizzano la storia di ciascun cliente estraendo automaticamente le posizioni da gestire per il recupero, in quelle medio piccole è attività spesso trascurata. Con il risultato che ci si accorge dell’esistenza di insoluti solo quando la loro entità diventa tale da avere una sensibile ricaduta nella sfera finanziaria dell’azienda».
Dunque la tempistica riveste un ruolo fondamentale?
«La tempestività nell’azione di recupero garantisce senz’altro maggiori possibilità di realizzo del credito, e induce altresì il debitore a preferire nei pagamenti, per il futuro, l’azienda che sa essere vigile e attenta a individuare la situazione di insoluto».
Quali sono le modalità più efficaci per il recupero?
«Dipende dall’azienda e dalla natura del credito. A volte si predilige l’azione giudiziale, altre volte la stragiudiziale anche se, non di rado, partendo dall’aula si finisce con il risolvere il contenzioso al di fuori del tribunale. La scelta iniziale viene comunque eseguita sull’analisi di un duplice presupposto. Da un lato le esigenze dell’azienda creditrice, che ha necessità di lavorare il credito con velocità per chiudere le relative posizioni, potendo così portare a perdita le somme non recuperate trasformatesi in un costo. Dall’altro le reali possibilità dell’azienda debitrice, perché è inutile insistere con un’azione legale quando il debitore non ha il denaro; in questo caso è meglio accettare un pagamento in una percentuale a stralcio, anche bassa, piuttosto che continuare ad aumentare i costi dell’azione laddove è ragionevolmente prevedibile che il credito non verrà recuperato. Certo è che per le aziende di medie-grandi dimensioni i numeri richiedono una massificazione nell’avvio delle azioni che verranno poi valutate singolarmente solo successivamente, nel corso del loro svolgimento».
Lei, personalmente quale strategia predilige?
«Ritengo che la prospettiva di un componimento bonario sia la via in assoluto da preferire laddove emerga, sin da subito o nel corso dell’azione legale, che il mancato pagamento del
credito sia riconducibile a contestazioni sulla prestazione fornita dall’azienda creditrice. In questo caso sono convinta, e l’esperienza mi dà ragione, che il cliente, anche se in principio appare restio, risulta poi soddisfatto constatando che la velocità di chiusura della posizione gli ha consentito di risparmiare energie, costi e risorse che un contenzioso civile, tra l’altro dall’esito incerto, avrebbe certamente richiesto».
Anche il legislatore punta a favorire le risoluzioni attraverso strumenti stragiudiziali. Su tutti da ultimo quello della mediazione. Qual è il suo giudizio in merito?
«La mediazione, da esercitare attraverso organismi qualificati e accreditati presso ilMinistero di Grazie e Giustizia, mira proprio a questo: accelerare i tempi di risoluzione delle controversie attraverso una procedura stragiudiziale decisamente breve, al massimo quattro mesi. L’obiettivo di questo strumento è di riportare in primo piano le parti e i loro reali interessi, spesso persi di vista nelle lungaggini del processo civile e, in quest’ottica, perseguire il componimento della vicenda che avrà tanto più successo quanto più la mediazione sarà riuscita a rendere possibile il rinnovarsi di collaborazioni future tra le parti. Personalmente sono certa che un tale strumento, se utilizzato con serietà e professionalità, si rivelerà estremamente utile».
Analizzando il tessuto economico della sua regione, quali criticità emergono?
«Devo dire che in Piemonte l’autorità giudiziaria svolge il proprio lavoro secondo tempistiche decisamente più rapide rispetto a molte altre regioni, soprattutto del Sud. In particolare il Tribunale diTorino è stato più volte citato sui media come modello da seguire per l’introduzione di sistemi di riorganizzazione e best practices che nel nostro capoluogo hanno dato concreti risultati in termini di efficienza. In quest’ottica le aziende che hanno la propria sede legale sul territorio, e di conseguenza possono radicare in regione l’azione per il recupero del credito, sono agevolate da tempi certamente più contenuti con possibilità di arrivare alla fase dell’esecuzione in 4 o 5 mesi dall’avvio dell’azione monitoria. È evidente che questo incide solo in parte sulla possibilità di riuscire a ottenere il pagamento del credito azionato, ma quantomeno non rappresenta un ulteriore ostacolo».
Molte realtà si affidano a società di recupero crediti che, come era prevedibile, con la crisi si sono moltiplicate. Non c’è il rischio di ritrovarsi affiancati da attori poco esperti?
«Parliamo di realtà che spesso vengono utilizzate dalle grandi aziende, in una fase preliminare, con l’obiettivo di ridurre il carico di posizioni da trasmettere poi allo studio legale. Certo è, però, che non si può pensare che l’attività di una società di recupero possa sostituire quella di un avvocato. Si tratta, come facilmente intuibile, di approcci radicalmente diversi dove il legale non si limita a svolgere un’azione di recupero, che peraltro ha comunque una valenza diversa, ma si estende a un rapporto più ampio di consulenza e assistenza nella modalità di gestione dell’azione, giudiziale o stragiudiziale che sia».

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La conciliazione è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. Si profila così una metodologia alternativa per risolvere le controversie. E si delinea la figura del “conciliatore”. L’avvocato Monica Romano fa un quadro dei cambiamenti che la mediazione introdurrà.
di Eugenia Campo di Costa

Con il decreto attuativo del Consiglio dei Ministri, avvenuto in data 19 febbraio, la mediazione è stata approvata definitivamente. Un tentativo preliminare di mediazione sarà quindi obbligatorio in molte materie del diritto civile e commerciale. Trascorsi dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, la pubblicazione sullaGazzetta Ufficiale è avvenuta lo scorso 4 marzo, per tutti i processi che avranno a oggetto le materie specificatamente indicate nel decreto legislativo, si dovrà procedere con la conciliazione prima di avviare l’azione giudiziaria, si tratta di una vera e propria condizione di procedibilità in assenza della quale il giudice sarà tenuto a sospendere il processo. «L’obiettivo primario del decreto attuativo – afferma l’avvocato Monica Romano – è senz’altro quello di deflazionare i processi e le previsioni, dal punto di vista numerico, individuano in poco meno di un milione le cause che saranno oggetto di preliminare mediazione. L’obiettivo è altresì quello di diffondere la cultura del ricorso a strumenti alternativi di definizione delle controversie che, oggi più che mai, considerati i tempi di durata dei processi,meglio possono tutelare gli interessi dei cittadini».
In quali casi si può ricorrere alla conciliazione e in quali casi invece la mediazione è obbligatoria?
«Il testo normativo ha previsto una conciliazione facoltativa e una obbligatoria. Alla conciliazione facoltativa le parti vi potranno accedere sempre, e sin da subito, purché il contenzioso abbia a oggetto diritti disponibili. La conciliazione obbligatoria invece è prevista per controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. A questo proposito, gli avvocati hanno l’obbligo di informare sempre per iscritto i propri clienti della possibilità di risolvere in via stragiudiziale la controversia, e di allegare, all’eventuale atto introduttivo del giudizio, il documento informativo sulla conciliazione sottoscritto dall’assistito».
Quali saranno le modalità operative della conciliazione?
«Il procedimento si presenta senza particolari formalità, salvo assicurare alle parti assoluta riservatezza che si spinge fino al divieto di testimonianza per il conciliatore in un eventuale giudizio futuro. Operativamente la mediazione ha una durata limitata nel tempo stabilita in un massimo di quattro mesi, si avvia con la presentazione di una domanda di mediazione a un organismo, pubblico o privato, espressamente autorizzato con decreto delMinistero di Grazia e Giustizia il quale provvederà a sua volta a nominare, raccolta l’adesione delle parti, il conciliatore. Il conciliatore avrà il compito di svolgere la mediazione e, nel caso l’accordo non venga raggiunto, potrà formulare una proposta conciliativa, possibilità che si trasforma in obbligo quando siano le parti stesse a farne esplicita e concorde richiesta. Se la mediazione ha successo il verbale di accordo è omologato dal presidente del Tribunale e ha valore di titolo esecutivo».
Che influenza avrà l’approvazione della mediazione sul sistema giustizia?
«La mediazione, considerato l’elemento dell’obbligatorietà, corre il forte rischio di risolversi in un procrastinarsi dell’inizio dell’azione giudiziaria, perché le parti potrebbero ricorrervi più per ottemperare a un obbligo che per una reale volontà conciliativa. Determinanti, si rivelano due aspetti. Il primo è l’atteggiamento dell’avvocato che deve correttamente informare il proprio cliente dei contenuti della procedura e dell’opportunità che tale strumento offre non mancando di sottolineargli che il rifiuto immotivato a una proposta di accordo potrebbe avere ripercussioni rilevanti in sede di decisione futura del giudice non solo sulla ripartizione delle spese, ma anche sull’applicazione di una vera e propria sanzione pecuniaria; in particolare va espressamente precisato che la parte, se vittoriosa nella misura che gli era già stata proposta in sede di conciliazione, non potrà vedersi riconosciute le spese legali e si troverà altresì condannata a rimborsare quelle dell’altra parte con il risultato finale di ottenere meno anche se la causa viene vinta. L’altro aspetto è quello della professionalità dei conciliatori e a questo proposito è stata prevista una specifica formazione che abilita il professionista iscritto ad albi professionali, avvocato, notaio o commercialista, a svolgere questo incarico. Personalmente sono convinta che se si riuscirà a garantire serietà e professionalità da parte dei soggetti coinvolti nella procedura conciliativa lo strumento si rivelerà di grande utilità per i cittadini che finalmente avranno a disposizione un mezzo rapido ed economico per la risoluzione delle controversie».

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