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Credit Management & Collection Awards.
Da oggi, a caccia dei più bravi.

Galà e premiazione a Milano il 16 marzo 2017
Excelsior Hotel Gallia

 

StopSecret Magazine, il punto di riferimento italiano, in Rete e non solo, nel campo delle Informazioni Commerciali, Gestione e Recupero Crediti, Investigazioni Private, Vigilanza e Sicurezza, oggi riempie questo vuoto.
Lo fa istituendo Credit Management & Collection Awards, un grande contest annuale che premia aziende,  manager e professionisti i quali, nel corso dell’anno si siano distinti per eccellenza,  esperienza e deontologia.

Le quattro categorie che verranno premiate sono:

► Gestione e Recupero Crediti
► Credit Management
► Investigazioni Private sul credito
► Informazioni Commerciali

A loro volta suddivise, ciascuna, in diverse sottocategorie, con l’obbiettivo di gratificare l’impegno di persone e società impegnate nelle diverse specifiche aree d’interesse del comparto.

Quali sono gli standard minimi esigibili secondo le indicazioni ministeriali, le interpretazioni giurisprudenziali e le indicazioni professionali?

Fonte MONDO ADR

L’avvocato-mediatore di diritto: la riforma del 2013

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Fonte Il Sole 24 Ore

Se i genitori vengono informati dalla società di recupero crediti dell’esistenza di un piccolo debito del figlio, non è configurabile alcuna violazione della privacy del debitore. Difatti, il reato di trattamento illecito di dati personali non è integrato, anche in caso di diffusione di notizie riservate, se la condotta illecita sia consistita in una irregolarità tale da non produrre un danno apprezzabile all’identità personale del soggetto ed alla sua privacy. Ciò si desume dalla sentenza 1912/2016 del Tribunale di Cagliari.

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Verbale di mediazione in caso di rifiuto a proseguire oltre il primo incontro
«Non vedo, non sento, non parlo” o qualcos’altro?»

Fonte Mondo ADR


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L’Evoluzione dell’ADR consumatori in Europa

Fonte Mondo ADR

 

Il 10 e 11 settembre 2015 si terrà a Leicester, presso l’omonima Università, la conferenza “The Transformation of Consumer Dispute Resolution in the EU” che avrà lo scopo di esaminare come le nuove regole europee sull’ADR consumatori siano state recepite dalle legislazioni nazionali e quale impatto esse abbiano avuto nel panorama della Risoluzione Alternativa delle Controversie e nell’ODR – Risoluzione Alternativa Online.

La risoluzione bonaria delle controversie tra consumatori e professionisti, in Europa, sta andando incontro ai più importanti cambiamenti della storia. Questo è dovuto alla recente adozione di due strumenti legislativi: la Direttiva sull’ADR e il regolamento sull’ODR.

La Direttiva europea, in materia ADR, che doveva essere recepita da tutti gli stati membri entro luglio 2015, mette a disposizione metodi efficaci per risolvere le dispute poste in essere tra consumatori e professionisti in tutto il territorio dell’Unione, mentre il regolamento sull’ODR fornisce le indicazioni per l’implementazione della tecnologia al processo stesso di ADR per facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie.

Romina Canessa, di ADR Center, discuterà sul più recente sforzo dell’Unione e delle politiche nazionali nel favorire la mediazione, o altre forme di ADR , prima di intraprendere la via del tribunali. Il suo intervento metterà in luce come l’uso della mediazione sia ancora al di sotto del suo pieno potenziale; verranno presentati dati statistici e relative best-practices che, se adottate, possono condurre gli Stati Membri ad ottenere risultati sorprendenti, in linea con il Modello Italiano di Mediazione che, in termini numerici, è il modello di maggiore successo in Europa.

Fonte Credit Village Luglio Agosto 2006

Seconda convention SEAT sul credito

Partners e non fornitori, questo è lo slogan della società torinese

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Stralcio, intervista all’avv. Monica Romano:

Abbiamo chiesto all’avvocato Monica Romano, oltremodo soddisfatta di aver ricevuto uno dei più ambiti riconoscimenti per gli eccellenti risultati professionali ottenuti, un giudizio sulla SEAT: «Non è difficile lavorare con SEAT, il mio studio collabora da ben 22 anni con l’azienda torinese, ritengo che sia fondamentale conoscerla ed essere attenti alle sue esigenze; è assolutamente determinante organizzarsi perfettamente per soddisfare ogni sua necessità. La qualità del servizio deve rispondere sempre a standard molto elevati e quindi è necessaria una continua attività formativa delle risorse umane dello studio e investimenti tecnologici. Forse questa è una delle ragioni per cui il mio studio ha una storicità di presenza e collaborazione così lunga con SEAT».

AIDDA, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, sede di Torino, organizza per domani 24 gennaio, alle ore 19,30, un incontro sul tema «La mediazione, uno strumento di risoluzione delle controversie per l’impresa», in collaborazione con l’organismo di mediazione accreditato Aequitas adr e il coordinamento dell’avv Monica Romano di Torino.
L’incontro, seguito da una cena, si terrà presso l’enoteca Casa del Barolo,a Torino. Al centro dell’evento, sarà rappresentata la simulazione di un procedimento di mediazione, avente ad oggetto una tipica controversia commerciale. «Lo scopo dell’iniziativa», riferisce Monica Romano, avvocato torinese, mediatore e arbitro accreditato, affiliato ad Aequitas a.d.r., «è far comprendere alle imprenditrici e manager, attraverso la potenziale immedesimazione nelle parti recitanti, quali e quante siano le opportunità offerte dall’approccio conciliativo e come le qualità di un buon mediatore possano contribuire alla corretta gestione e soluzione di un conflitto». La simulazione sarà tenuta da mediatori di Aequitas a.d.r., organismo accreditato dal Ministero della Giustizia, con sede anche a Torino, che presenterà alle imprenditrici e manager di .A.I.D.D.A., anche la propria convenzione e la clausola contrattuale che consente di accedere alla mediazione volontaria.

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SCOCCA L’ORA DEL PREVENTIVO MA PER QUALCUNO È GIÀ UNA REGOLA

L’attenzione alla trasparenza
di Federica Micardi

Lavora soprattutto con le imprese anche Monica Romano, avvocato a Torino, che già dal 1997 tenta di risolvere i problemi dei clienti fuori dalle aule del tribunale. «Da sempre cerco strumenti alternativi alla causa – racconta Romano – perché le aziende con cui lavoro hanno la necessità di chiudere in tempi brevi le controversie e non possono aspettare sette anni una sentenza».
La mediazione, secondo l’avvocato Romano, offre tre vantaggi: costi contenuti, tempi brevi (la durata massima è di quattro mesi), favorisce il dialogo.
«Capisco i colleghi che non apprezzano la mediazione -afferma – perché non è per tutti, ma si tratta comunque di un ulteriore strumento a disposizione della nostra professione».
«Per me il tribunale resta l’estrema ratio, perché so, per esperienza, che raramente si ottiene ciò che ci si aspetta».

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AIDDA, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, sede di Torino, organizza per domani 24 gennaio, alle ore 19,30, un incontro sul tema «La mediazione, uno strumento di risoluzione delle controversie per l’impresa», in collaborazione con l’organismo di mediazione accreditato Aequitas adr e il coordinamento dell’avv Monica Romano di Torino.

Al centro dell’evento, sarà rappresentata la simulazione di un procedimento di mediazione, avente ad oggetto una tipica controversia commerciale. «Lo scopo dell’iniziativa», riferisce Monica Romano, avvocato torinese, mediatore e arbitro accreditato, affiliato ad Aequitas a.d.r., «è far comprendere alle imprenditrici e manager, attraverso la potenziale immedesimazione nelle parti recitanti, quali e quante siano le opportunità offerte dall’approccio conciliativo e come le qualità di un buon mediatore possano contribuire alla corretta gestione e soluzione di un conflitto».

La mediazione, strumento alternativo alla causa civile è stata introdotta dal legislatore nel 2010 ed è ancora poco conosciuta. In numerosi campi del diritto, l’esperimento di una mediazione è condizione di procedibilità per la successiva proposizione di una causa e va pertanto obbligatoriamente tentata dalle parti. Tuttavia, nel settore del diritto commerciale e societario è ancora poco conosciuta e sfruttata, nonostante offra numerose opportunità per le aziende, a cominciare da costi e tempi certi (la mediazione per legge deve risolversi in 4 mesi), e soprattutto dalla figura del mediatore specializzato, il cui intervento consente soluzioni che tendono a preservare, ove possibile, la relazione commerciale e salvaguardare gli aspetti positivi dei rapporti.

«Confido», riferisce l’avvocato Monica Romano, che è anche membro di A.I.D.D.A., «che le aziende possano sempre più rivolgersi all’istituto della mediazione per comporre liti e risolvere il contenzioso. La snellezza dello strumento consente di raggiungere in tempi brevi soluzioni impossibili in Tribunale senza paralizzare l’attività e tutelando la riservatezza delle parti». La simulazione sarà tenuta da mediatori di Aequitas a.d.r., organismo accreditato dal Ministero della Giustizia, con sede anche a Torino, che presenterà alle imprenditrici e manager di A.I.D.D.A., anche la propria convenzione e la clausola contrattuale che consente di accedere alla mediazione volontaria.

Monica Romano è titolare dello Studio Legale Romano, fondato dal padre, avvocato Renato Romano, nel 1956. Laureata a Torino, è iscritta all’Ordine degli Avvocati di Torino dal 1997, è Mediatore specializzato accreditato presso il Ministero della Giustizia con l’organismo di conciliazione “Aequitas a.d.r.” cui è affiliata ed è iscritta all’Albo degli arbitri rapidi presso la Camera Arbitrale del Piemonte. È iscritta all’Albo dei Curatori speciali presso il Tribunale dei Minorenni di Torino, all’Albo dei difensori d’ufficio dei minori e della famiglia, presso il Tribunale di Torino. Premiata da una primaria azienda italiana come “legale dell’anno” nel 2006, Monica Romano è spesso Intervistata come esperta del recupero legale del credito,comparendo su numerose riviste e quotidiani (tra cui Il Sole 24 Ore, Dossier Piemonte, Nea). Iscritta a numerose associazioni, tra cui AGAT Associazione Giovani Avvocati di Torino e Fondazione dell’Avvocatura torinese “Fulvio Croce”, è socia di A.I.D.D.A., Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’ Azienda, dal 2002.

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«Solo un rapporto paritario e sinergico tra avvocato e azienda può garantire il corretto funzionamento del “patto quota lite”». Con l’avvocato Monica Romano abbiamo discusso dell’accordo introdotto in Italia nel 2006 con il decreto Bersani.
di Nicoletta Bucciarelli

Con “patto quota lite” si intende l’accordo tra l’avvocato e il cliente per cui l’avvocato percepisce una parte, la quota appunto, del risultato economico della controversia solo se questa ha esito positivo. Ma quali sono i pro e i contro di quest’accordo? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Monica Romano, titolare dello Studio Legale Romano di Torino, specializzato nell’ambito del diritto civile. Le aree di competenza principali dello studio spaziano dalla responsabilità civile al diritto di famiglia, dal recupero legale alla soluzione stragiudiziale delle controversie, dal patrimonio immobiliare alla contrattualistica.
Da quando è applicabile il “patto quota lite” e come funziona?
«La possibilità di adottare il “patto quota lite” per la determinazione del compenso professionale, pratica ampiamente conosciuta nei paesi anglosassoni (e soprattutto negli Stati Uniti) è stata introdotta in Italia nel 2006 dal decreto Bersani. È ora lecito per l’avvocato pattuire con il cliente un compenso correlato al risultato in misura percentuale al valore degli interessi oggetto del contenzioso. È però necessario che il patto con il cliente venga stipulato in forma scritta, che il compenso previsto risulti proporzionato all’attività svolta e in ogni caso, che questo patto non si configuri come una cessione dei diritti sui quali è sorta la contestazione. Questi limiti sono previsti allo scopo di evitare che l’avvocato, essendo troppo coinvolto dall’esito della controversia, perda il suo doveroso distacco».
Volendo individuare una caratteristica prevalente del “patto quota lite” quale indicherebbe?
«Sicuramente la forte aleatorietà poiché il pagamento della prestazione, soprattutto se il patto è previsto nella sua forma ‘pura’, è correlato unicamente all’esito positivo della controversia. La forma più utilizzata, tuttavia, è quella ‘mista’, nella quale è determinato a priori solo il compenso base, cui si aggiunge una seconda voce di onorario, commisurata in percentuale sul risultato ottenuto, e quindi aleatoria».
In quali ambiti e materie viene applicato maggiormente il patto e quando sarebbe consigliabile non applicarlo?
«Il “patto” dovrebbe presupporre quantomeno il ragionevole fondamento della pretesa azionata. In pratica non si può prescindere dalla valutazione delle possibilità concrete di successo della lite o della negoziazione. Tuttavia, questa forma di compenso professionale trova più facilmente applicazione nelle materie del diritto del lavoro, della responsabilità civile e ove ci siano crediti da recuperare. È invece difficile immaginarne un’applicabilità nel settore del diritto di famiglia se non addirittura la sua legittima applicazione, nel campo della difesa penale».
L’applicazione del “patto quota lite” viene dunque più facilmente richiesta da grandi aziende, istituti bancari, compagnie di assicurazioni, in sostanza soggetti che hanno a che fare con la gestione di crediti.
«Nell’esperienza del mio studio, in effetti, si tratta principalmente di aziende che si trovano a dover gestire fisiologici importi di insoluto correlati agli alti fatturati. L’esigenza crescente di queste imprese è quella di trovare soluzioni idonee per una corretta gestione dei crediti che, da un lato, assicurino recuperi rapidi e significativi e, dall’altro permettano di controllare i costi di gestione dell’azione legale e di tenerli quanto più possibile contenuti, soprattutto se il credito non viene saldato dal debitore. Le aziende infatti, non possono rinunciare al tentativo di recupero del credito, perché è necessario alla corretta messa a bilancio (come perdita) dell’importo non recuperato e al conseguente sgravio fiscale delle somme».
Quali sono le difficoltà che fanno emergere la complessità del “patto quota lite”? Che cosa andrebbe fatto per una gestione dei compensi che tenga conto delle attuali esigenze delle aziende?
«Dovrebbe prevedere garanzie e limiti per entrambe le parti che, però, sarebbero difficilmente utilizzabili, almeno nel nostro sistema normativo. Credo quindi che il nostro ordinamento, caratterizzato
da alti costi e da tempi assolutamente incerti, renda di fatto impossibile un proficuo utilizzo di questo strumento».
Preso atto della sua esperienza professionale, come vede il rapporto tra azienda e avvocato?
«Lavoro da molti anni con le aziende piemontesi e conosco bene sia le loro esigenze sia le complessità dei loro processi decisionali. Il rapporto tra le parti si rivela proficuo e soddisfa le aspettative dell’azienda nella misura in cui è basato sulla reciproca collaborazione, sulla massima fiducia e sul rispetto per il lavoro svolto da ciascuno. Solo un rapporto paritario e sinergico, che porti avvocato e impresa ad avere gli stessi obiettivi consente di ottenere quella continuità di relazione che è requisito primario per ottimizzare e ridurre i ‘costi giuridici’, concentrandosi sulla prevenzione, e coordinando gli sforzi organizzativi e strutturali».

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