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Credit Management & Collection Awards è una iniziativa di StopSecret Magazine, una competizione annuale che premia aziende, manager e professionisti nei settori delle Informazioni Commerciali, Credit Management, Recupero e Gestione del Credito, Investigazioni Private sul credito.

I riconoscimenti sono riservati a chi, nel corso del 2018, si sia distinto per eccellenzaesperienza e deontologia.

Le quattro categorie che verranno premiate sono:

► Gestione e Recupero Crediti
► Credit Management
► Investigazioni Private sul credito
► Informazioni Commerciali

L’Avvocato Monica Romano è lieta di comunicare la sua candidatura per il settore Gestione e Recupero Crediti come studio legale specializzato di eccellenza grazie alla ventennale esperienza maturata nella gestione di recuperi massivi del credito chirografario B2B.

Il 14 marzo 2019 si terrà la quarta edizione dei premi di settore, con un nuovo comitato scientifico composto da professionisti di eccellenza nel settore accademico, finanziario, imprenditoriale e nel campo legale, comporrà la giuria che avrà il compito di valutare le candidature pervenute tramite il sito dedicato.

Fanno parte della giuria l’Avvocato Massimo De Felice Ciccoli socio dello Studio Legale D & G Partners, Roberto Capraro responsabile Crediti e del Customer Service del Pastificio Rana S.p.A. e Presidente dell’Aics (Associazione Italiana Customer Service) che ha patrocinato l’iniziativa, il Professore Claudio Mario Grossi, Professore incaricato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e inoltre docente al Master di secondo livello in Credit Risk Management, il Professore Francesco Di Ciommo Ordinario di Diritto Privato presso la Luiss “Guido Carli” e Professore Ordinario di Diritto Bancario e Finanziario è inoltre il Direttore del Master in Consulente Legale di impresa e Co-Direttore del Master in Credit Management della Business School della medesima Luiss e svolge la professione di Avvocato ed è fondatore e titolare dello studio legale Di Ciommo & Partners.

L’evento si concluderà con una serata di gala, presso il prestigioso e moderno centro congressi di Milano: l’Excelsior Hotel Gallia, dove saranno proclamati i vincitori del 2019.

 


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La differenza tra Npl e Utp, sempre ammesso che esista, impatta sulla gestione dei crediti insoluti. Alcuni accorgimenti possono aiutare nella soluzione a monte di acquisire crediti sempre più sani.

di Monica Romano

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Il problema delle sofferenze bancarie è sempre più correlato al concetto di crisi d’impresa, ma per poter affrontare la gestione di questo tipo di sofferenza è necessario rammentare la distinzione tra crediti UTP (Unlikely to pay) e crediti NPL (Non performing loans).

Infatti il credito deteriorato non può ricondursi alle sole posizioni identificate come NPL, ovvero quelle in cui il debitore è insolvente e il rapporto, di fatto, è già cessato, ma anche e sempre con maggiore attenzione, a quello delle posizioni definite UTP cioè quelle per cui la banca rileva un rischio di insolvenza che è anche solo potenziale e non ha ancora generato dello scaduto.

Sono in atto discussioni sul tema dell’equiparazione dei crediti Utp agli Npl, e la domanda è se i primi non siano in realtà una categoria di semplice passaggio ai secondi. L’attuale orientamento è quello di farli rientrare negli Npl al fine di non delegare alle banche il passaggio dall’una all’altra categoria in modo artificioso, alterando così le linee guida della BCE circa i livelli di accantonamento prudenziale richiesti per le esposizioni deteriorate.

A questo proposito peraltro l’addendum della BCE pubblicato nel mese di marzo di quest’anno ad integrazione delle linee guida emanate nel marzo 2017, ha introdotto nuove disposizioni sulla copertura dei crediti deteriorati, coperture da intendersi applicabili anche ai crediti erogati negli anni passati, estendendo i margini di accantonamento richiesti.

Ciò che emerge è che la collocazione dei crediti Utp è incerta e di non facile determinazione proprio perché riconducibile ad una fase iniziale in cui il credito non è ancora in sofferenza, ma comincia solo a mostrare i primi segni di anomalia tali da rendere improbabile l’adempimento alle scadenze contrattualmente concordate e comunque, altra differenza importante, sempre riferibile ad un debitore che sta ancora operando sul mercato, dunque attivo.

Per questo tipo di crediti sarebbe infatti auspicabile un trattamento diverso a quello riservato agli NPL con le cessioni massive, perché non è detto che un credito Utp si trasformi necessariamente in una sofferenza o insolvenza. Le banche dovrebbero cominciare ad assumere un atteggiamento un pò più conservativo piuttosto che liquidatorio verso questi crediti che sono meno problematici da gestire e avrebbero magari solo bisogno di essere rinegoziati.

In ogni caso, al di là delle definizioni, ciò che interessa veramente è auspicare che a fronte della solerzia richiesta dalla Vigilanza BCE alle banche nell’assicurare idonee coperture ai crediti deteriorati, si possa, da un lato ottenere un miglioramento della cronica lentezza delle procedure giudiziali di recupero cominciando a fruire anche di altri strumenti quali quelli che offre il mondo delle procedure ADR (Alternative Dispute Resolution) e dall’altra, mettere in piedi una macchina creditizia pronta e capace a valutare idoneamente l’erogazione di finanziamenti alle imprese per l’acquisizione di crediti potenzialmente sempre più sani.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto è necessario avere coscienza del fatto che i prestiti sono caratterizzati di per sé da un rischio specifico rispetto al quale sarà la banca a dover avere un approccio nuovo, di “due diligence”, che le consenta di adottare, come appena accennato,  soluzioni e strumenti innovativi sia in fase di erogazione del credito e sia di gestione dello stesso, intervenendo sempre più precocemente  in situazioni di solo probabili inadempienze (Utp) piuttosto che lasciare che un credito si deteriori a tal punto da trasformarsi in sofferenza (Npl).

La differenza tra Npl e Utp, sempre ammesso che esista, impatta sulla gestione dei crediti insoluti. Alcuni accorgimenti possono aiutare nella acquisizione di crediti sempre più sani e nella gestione, da parte delle banche, della crisi d’impresa.


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Monica Romano è stata intervistata da Il Sole 24 Ore sulla sua esperienza di studio di piccole dimensioni specializzato nel recupero del credito di impresa.

Leggi qui un estratto dell’articolo, pubblicato su Il Sole 24 Ore di lunedì 17 settembre 2018 e disponibile, in versione integrale su Il Quotidiano del Diritto.

 

Il cantiere degli Npl spinge negli studi ricavi e competenze

di Chiara Bussi

Una montagna di crediti deteriorati che secondo l’ultima fotografia dell’Autorità bancaria europea vale quasi 179 miliardi di euro. Gli Npl (non performing loans) rappresentano un segmento di mercato sempre più significativo per gli studi legali, con lo sviluppo di nuove competenze. C’è chi segue le banche nella vendita dei portafogli o chi, in parallelo o sempre più spesso, affianca gli acquirenti (fondi di private equity o hedge fund) e li assiste nella fase di gestione e del recupero, tentando prima la via stragiudiziale, fino all’eventuale approdo in tribunale.

[…]

Spazio per grandi e piccoli

C’è spazio per tutti, grandi e piccoli. «Per attività specifiche come la due diligence documentale dei portafogli di Npl che richiedono l’impiego di un numero elevato di risorse – sottolinea Luigi Carunchio, responsabile del settore fiscale di Confprofessioni – l’opportunità è più favorevole ai grandi studi. A questo proposito alcune realtà si stanno strutturando per unire le forze, spesso in un’ottica multidisciplinare». Ma ci sono chances anche per quelli più piccoli, aggiunge,«che possono ricavarsi spazi di mercato o piccole nicchie, in cui impiegare specifiche competenze: è il caso delle attività di supporto ai soggetti vigilati nell’adozione e nell’applicazione dell’Ifsr 9, il nuovo standard contabile che ha sostituito l’impianto dello Ias 39».

Tra i piccoli che si sono ricavati un segmento di attività c’è lo studio Romano, con sede a Torino. Il loro asso nella manica è un software per il recupero dei crediti “difficili”. «Nel corso degli anni – spiega la titolare Monica Romano – ho sviluppato un programma ad hoc: i nostri clienti, società medio-grandi, ci chiedono di recuperare anche lotti da 2-3 mila pratiche. Questo sistema ci consente di gestire e controllare in tempo reale tutte le tappe del recupero e di massimizzare il risultato. E questo fa la differenza».

Leggi su Il Quotidiano del Diritto – Il Sole 24 Ore

«La corretta gestione dei crediti insoluti in azienda e le modalità di relazione con lo studio legale. Le buone prassi per ottimizzare i risultati»

Focus tenuto con Ing. Elena Canalis – Finance & Credit Manager di Italiaonline

 

la Banca d’Italia ha introdotto una nuova classificazione dei crediti deteriorati

In applicazione del nuovo regolamento di Implementing Technical Standard (IST) dell’Autorità Bancaria Europea (ABE), la Banca d’Italia ha introdotto una nuova classificazione dei crediti deteriorati suddividendoli in:

1) sofferenze;

2) inadempienze probabili;

3) esposizioni scadute e/o sconfinanti.

Quanto alle sofferenze, si tratta di crediti che la banca vanta verso soggetti debitori che si trovano in stato d’insolvenza o situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalla previsione di eventuali perdite.

Le inadempienze probabili (detti anche UTP – unlikely to pay) sono i crediti di cui la banca giudica improbabile l’incasso di capitale e/o interessi da parte del debitore senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie.

Le esposizioni scadute-sconfinanti deteriorate sono quelle infine che si trovano in tale situazione da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di materialità.

A queste tre tipologie di crediti ne è stata affiancata una quarta: i crediti forborne, ovvero crediti oggetto di concessioni da parte della banca.

Le misure di forbearance costituiscono delle modifiche alle originarie condizioni contrattuali della linea di credito che la banca concede all’impresa cliente. Tali misure possono essere applicate a clienti classificati in stato di deterioramento oppure a clienti in bonis, ma che semplicemente stanno attraversando un momento di difficoltà finanziaria.

Tra tutte queste categorie particolare attenzione è rivolta ai crediti UTP, stima di valore lordo pari a 99 miliardi, laddove l’interesse è dato non solo dal loro ammontare, ma dalla necessità di mettere in piedi una macchina creditizia – qual è la banca – pronta e capace a valutare i progetti dei clienti, per decidere se finanziarli o meno.

Per farlo è necessario creare competenza attraverso un percorso formativo che insegni ad avere un approccio nuovo, di “due diligence”, nella gestione di questa tipologia di credito. Solo così si potranno adottare soluzioni e strumenti ad hoc, quali questo tipo di credito richiede per essere gestito al meglio e non essere svenduto in modo massivo.

L’intervista rilasciata a margine del Focus sulle best practice aziendali per il recupero del credito da parte di Monica Romano

 

Il 13 giugno a Milano, nel palazzo firmato Renzo Piano e sede de Il Sole 24 Ore, a Milano, durante l’evento novità del settore, Fiera del Credito, organizzato da Stop Secret, si è tenuto il Focus / Workshop a cura dell’avv. Monica Romano dal titolo «La corretta gestione dei crediti insoluti in azienda e le modalità di relazione con lo studio legale. Le buone prassi per ottimizzare i risultati».

Davanti alla sala piena, Monica Romano, affiancata dall’Ing. Elena Canalisi, finance and credit manager di Italiaonline che ha presentato il case history dell’azienda, si è parlato di best practice, strumenti e procedure per migliorare le performance di raccolta anche dei crediti di medio basso importo.

La platea, formata in parte da avvocati e in parte di aziende e società operanti nel settore del recupero del credito, ha seguito per oltre due ore l’esposizione dell’avv. Romano, accompagnata da slide (clicca qui per scaricarle).

Il tema centrale dell’intervento è stato la comprensione e lo sviluppo di prassi che coinvolgano sin dalla fase di conclusione della vendita, da parte della rete, tutte le funzioni aziendali coinvolte e dei corretti approcci di comunicazione.

Il dialogo con il legale sulle criticità presentate dal rapporto con il cliente moroso, nel comune interesse di non disperdere il patrimonio che esso rappresenta, oltre all’obiettivo di recuperare l’insoluto, deve essere schietto, completo e sistematizzato. La reciproca disponibilità delle informazioni è un elemento essenziale per la corretta gestione delle posizioni, per evitare che cronicizzino e soprattutto per scongiurare la perdita del cliente, oltre che del credito vantato nei suoi confronti.

I molti applausi, le domande e le richieste di approfondimento hanno confermato che il tema fosse di interesse per la platea, perfettamente allineato con le esigenze che, nella maggioranza, i player del settore avvertono come pressanti, ovvero le strategie per il contenimento delle spese, il raggiungimento dei risultati, il mantenimento dei rapporti con i clienti recuperabili e l’allineamento degli obiettivi del legale con quelli dell’azienda.

 

L’Avvocato Monica Romano esperta nel recupero massivo dei crediti, partecipa come speaker con un focus alla fiera del credito a Milano il 13 giugno 2018.

Il Focus, a cura dell’Avv. Monica Romano, si terrà in occasione della Fiera del Credito 2018 e si rivolge ai Credit Manager e a coloro che hanno la responsabilità e il potere di introdurre procedure e policy per la gestione del credito.

Il workshop, della durata approssimativa di due ore affronta il ruolo dello studio legale che diventa partner dell’azienda in questa gestione.

Grazie alla previsione di procedure e policy che permettano la corretta allocazione e la tempestiva gestione del credito insoluto, si possono migliorare notevolmente i risultati, tanto nel senso di avere immediata visibilità dell’insoluto, quanto per la rapidità con cui si può procedere ai richiami del cliente moroso. Oltre all’effetto psicologico sortito da un sollecito, inizialmente informale e cortese e che proviene dall’azienda stessa, le prassi che vanno introdotte devono consentire di disporre di una analisi sulla qualità del cliente che permetta di adottare l’azione più idonea al recupero.

L’Avv. Monica Romano ha alle spalle un’esperienza di oltre un ventennio nel recupero massivo, coinvolgente migliaia di posizioni l’anno e, durante il Focus, metterà a disposizione dei partecipanti il suo peculiare know-how per la gestione stragiudiziale e giudiziale del credito.

La conoscenza profonda delle dinamiche aziendali consente allo studio legale di essere chiamato a collaborare anche in fasi molto precoci, quale ad esempio l’elaborazione di nuovi progetti per la gestione dell’insoluto di valore molto basso, svolgendo così un ruolo determinante nell’ottenimento dei risultati prefissi anche in ordine alla percentuale di recupero ottenuta e definizione delle posizioni in sofferenza.

Il Focus si concentrerà sulla impostazione pratica del rapporto tra azienda e studio legale e sulla soluzione dei più ricorrenti problemi che il credit manager si trova a risolvere.

Il Focus si terrà il giorno 13 giugno dalle 10.30 alle 12.30, aula 2 è possibile scaricare il programma cliccando qui

Approfondimenti su Stop Secret.

Il volume d’affari è cresciuto, ma i margini di ricavo si sono ridotti.

E’ stato appena presentato il  rapporto annuale UNIREC, l’Unione nazionale delle imprese a tutela del credito, che ha evidenziato una netta crescita del mercato sia in termini di valore che di numero di posizioni del credito in lavorazione.

Qualche numero.

Dal 2011 ad oggi la percentuale di incremento è stata dell’89% di cui +3% nel 2017 rispetto all’anno precedente.

Cresce anche il valore medio del credito gestito (€ 2.039,00) che per il 65% proviene dal centro-sud, in particolare dalle regioni Lazio, Campania e Sicilia che, insieme alla Lombardia, generano quasi il 50% dei portafogli crediti da gestire.

Le regioni che assicurano le maggiori percentuali di incasso sono il Trentino Alto Adige (23%) e la Valle d’Aosta (17%).

Gli affidi da parte degli investitori di portafogli NPL hanno avuto un incremento del 20% rispetto al 2016, con un 28% di provenienza dal settore Bancario/Finanziario e un 14% da quello delle Utilities.

Anche i crediti della Pubblica Amministrazione sono in aumento (dall’1% del 2016 si è passati al 3,2% del 2017), settore questo che rappresenta il committente con il maggior tasso di recupero (28,9%), seguito da quello commerciale (25%) e assicurativo (21,8%).

Altro elemento di novità è la crescita dei crediti Business to Business che passa dal 9,3% al 22%, con una percentuale che si raddoppia (da 17% a 34%) se si considera il dato sul valore del credito, rispetto al Business to Consumer che invece diminuisce dal 91% al 78% (da 83% a 66% per valore di credito).

Le migliori performances sono state ottenute nel settore bancario/finanziario per lavorazioni eseguite su crediti post cessione: si è passati dal 2,4% al 5,6% di importi recuperati.

Tutti questi dati confermano la crescita del settore come volume d’affari, ma a tale crescita si può dire che corrisponda un’altrettanta crescita dei ricavi per le imprese che lavorano il credito NPL?

In realtà pare proprio di no, si assiste infatti ad un impoverimento della ricchezza effettiva con il 66,50% delle aziende che dichiarano un utile al di sotto dell’1%, il 25,65% che addirittura chiude in perdita e, a livello nazionale, un calo del numero di imprese che lavorano nel settore in quanto molte costrette a chiudere.

Da questi numeri si può dedurre che, seppur il volume d’affari sia cresciuto, in realtà i margini di ricavo si sono ridotti.

Pare dunque che solo chi dimostrerà capacità di adattamento e flessibilità e saprà mettere in campo strategie e metodologie di lavoro nuove e sempre più efficaci, riuscirà ad ottenere risultati sufficientemente performanti da mantenerlo in gioco.

Analisi del credito e classificazione della qualità del debitore sono i primi strumenti che consentono di individuare le azioni più idonee al recupero, ma da sole non sono sufficienti. Chi si occupa di recupero, a qualunque livello lo gestisca, deve dotarsi di strumenti idonei, avere personale formato e non ultimo capacità di analisi, perché è proprio dall’analisi dei risultati, e del come li si è ottenuti, che si pianificano le strategie per raggiungere i nuovi obbiettivi, quelli che ci richiede il mercato.


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