La mediazione compie 8 anni ma non cresce

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La mediazione compie 8 anni ma non cresce

La mediazione compie 8 anni ma non cresce

Il Sole 24 Ore 26 Marzo 2018

Sono trascorsi otto anni dall’entrata in vigore della normativa che ha introdotto la mediazione e oltre quattro anni dalla riforma che l’ha resa obbligatoria in molte liti civili e commerciali ma ancora tardano a comporsi talune questioni interpretative che dividono i giudici di merito, creando incertezze applicative con l’adozione di soluzioni spesso diametralmente opposte.
Una delle questioni più dibattute riguarda la natura del termine per l’avvio della mediazione obbligatoria per legge o per ordine del giudice. E il contrasto tra chi ritiene che tale termine di 15 giorni – fissato dalla legge o indicato dal giudice – abbia natura perentoria o invece ordinatoria conduce naturalmente a diverse conseguenze circa la procedibilità o meno della domanda giudiziale. Tali conseguenze appaiono poi tanto più rilevanti se la mediazione tardivamente iniziata attenga a un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, dato che anche su questo tema (nonostante la pronuncia della Cassazione 24629/2015) permane il contrasto nella giurisprudenza di merito).
Tuttavia, proprio sul tema dell’avvio del procedimento di mediazione, sembra affermarsi un diverso orientamento che ha trovato anche l’avallo di una prima pronuncia in sede di appello. Si tratta della sentenza della Corte d’appello di Milano del 24 maggio 2017 (presidente Santosuosso, relatore Fiecconi) che ha chiarito che il termine di 15 giorni non ha natura processuale e, quindi, la ritardata presentazione dell’istanza, una volta esperita la mediazione con esito negativo, non comporta l’improcedibilità del giudizio e tantomeno determina effetti decadenziali per l’opposizione al decreto ingiuntivo. La Corte d’appello di Milano, riformando la sentenza del tribunale di Monza che aveva dichiarato l’improcedibilità del giudizio per tardivo avvio della mediazione, ha chiarito che la natura ordinatoria del termine (che secondo il giudice di primo grado avrebbe imposto alla parte di richiedere – nel medesimo termine – quanto meno la proroga dello stesso) non può incidere sulla procedibilità della domanda, nel caso in cui la mediazione venga esperita correttamente. Infatti, i giudici di appello precisano – sulla scia di quanto già affermato da alcuni tribunali – che il termine in questione non costituisce un termine processuale trattandosi di un termine finalizzato a regolare un procedimento alternativo a quello giurisdizionale e quindi privo di effetti processuali: altrimenti, si giungerebbe a comprimere il diritto d’azione che è costituzionalmente protetto.
Un altro tema ancora particolarmente controverso nella giurisprudenza e che coinvolge diritti costituzionalmente garantiti è quello relativo al riconoscimento del patrocinio a spese dello Stato nei casi di mediazione preventiva obbligatoria quando le parti raggiungono l’accordo conciliativo.
La questione è stata inizialmente affrontata dal tribunale di Firenze (con due provvedimenti del 13 gennaio 2015 e del 13 dicembre 2016), che ha raggiunto una soluzione positiva e ha liquidato la parcella professionale per l’attività stragiudiziale prestata per l’assistenza nel procedimento di mediazione. La tesi del Tribunale di Firenze (seguita anche dai tribunali di Ascoli Piceno e di Bologna), che fa leva soprattutto sulla rilettura dell’articolo 75 del Dpr 115/2012, alla luce dei principi costituzionali nel sistema italo-comunitario delle fonti, ritiene che tale norma consenta di applicare l’ammissione al patrocinio per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate e accidentali, comunque connesse, compresa «la fase della mediazione obbligatoria pre-processuale, anche quando la mediazione, per il suo esito positivo, non sia seguita dal processo».
Ma la tesi non ha trovato la condivisione di altri tribunali, che hanno affermato che in questi casi difetta proprio l’esecuzione «di un mandato alle liti, conferito per la rappresentanza e la difesa in giudizio» (e ciò a prescindere dall’obbligatorietà per legge della mediazione), giudizio che, secondo quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza 24723/2011, permetterebbe di considerare giudiziali alcune attività stragiudiziali. Sul punto il Tribunale di Firenze ha evidenziato, a supporto della sua tesi, quanto espresso dalla Cassazione con la sentenza 9529/2013, nella quale si valorizza il nesso teleologico fra l’attività stragiudiziale e la successiva azione giudiziaria.
La tesi non convince tuttavia nemmeno il Tribunale di Roma che si è espresso in senso negativo sostanzialmente ritenendo che occorra una norma ad hoc e che il legislatore non abbia inteso estendere alla mediazione il patrocinio a spese dello Stato (Tribunale di Roma, 11 gennaio 2018).

Marco Marinaro

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