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2010
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La conciliazione è stata approvata dal Consiglio dei Ministri. Si profila così una metodologia alternativa per risolvere le controversie. E si delinea la figura del “conciliatore”. L’avvocato Monica Romano fa un quadro dei cambiamenti che la mediazione introdurrà.
di Eugenia Campo di Costa

Con il decreto attuativo del Consiglio dei Ministri, avvenuto in data 19 febbraio, la mediazione è stata approvata definitivamente. Un tentativo preliminare di mediazione sarà quindi obbligatorio in molte materie del diritto civile e commerciale. Trascorsi dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, la pubblicazione sullaGazzetta Ufficiale è avvenuta lo scorso 4 marzo, per tutti i processi che avranno a oggetto le materie specificatamente indicate nel decreto legislativo, si dovrà procedere con la conciliazione prima di avviare l’azione giudiziaria, si tratta di una vera e propria condizione di procedibilità in assenza della quale il giudice sarà tenuto a sospendere il processo. «L’obiettivo primario del decreto attuativo – afferma l’avvocato Monica Romano – è senz’altro quello di deflazionare i processi e le previsioni, dal punto di vista numerico, individuano in poco meno di un milione le cause che saranno oggetto di preliminare mediazione. L’obiettivo è altresì quello di diffondere la cultura del ricorso a strumenti alternativi di definizione delle controversie che, oggi più che mai, considerati i tempi di durata dei processi,meglio possono tutelare gli interessi dei cittadini».
In quali casi si può ricorrere alla conciliazione e in quali casi invece la mediazione è obbligatoria?
«Il testo normativo ha previsto una conciliazione facoltativa e una obbligatoria. Alla conciliazione facoltativa le parti vi potranno accedere sempre, e sin da subito, purché il contenzioso abbia a oggetto diritti disponibili. La conciliazione obbligatoria invece è prevista per controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. A questo proposito, gli avvocati hanno l’obbligo di informare sempre per iscritto i propri clienti della possibilità di risolvere in via stragiudiziale la controversia, e di allegare, all’eventuale atto introduttivo del giudizio, il documento informativo sulla conciliazione sottoscritto dall’assistito».
Quali saranno le modalità operative della conciliazione?
«Il procedimento si presenta senza particolari formalità, salvo assicurare alle parti assoluta riservatezza che si spinge fino al divieto di testimonianza per il conciliatore in un eventuale giudizio futuro. Operativamente la mediazione ha una durata limitata nel tempo stabilita in un massimo di quattro mesi, si avvia con la presentazione di una domanda di mediazione a un organismo, pubblico o privato, espressamente autorizzato con decreto delMinistero di Grazia e Giustizia il quale provvederà a sua volta a nominare, raccolta l’adesione delle parti, il conciliatore. Il conciliatore avrà il compito di svolgere la mediazione e, nel caso l’accordo non venga raggiunto, potrà formulare una proposta conciliativa, possibilità che si trasforma in obbligo quando siano le parti stesse a farne esplicita e concorde richiesta. Se la mediazione ha successo il verbale di accordo è omologato dal presidente del Tribunale e ha valore di titolo esecutivo».
Che influenza avrà l’approvazione della mediazione sul sistema giustizia?
«La mediazione, considerato l’elemento dell’obbligatorietà, corre il forte rischio di risolversi in un procrastinarsi dell’inizio dell’azione giudiziaria, perché le parti potrebbero ricorrervi più per ottemperare a un obbligo che per una reale volontà conciliativa. Determinanti, si rivelano due aspetti. Il primo è l’atteggiamento dell’avvocato che deve correttamente informare il proprio cliente dei contenuti della procedura e dell’opportunità che tale strumento offre non mancando di sottolineargli che il rifiuto immotivato a una proposta di accordo potrebbe avere ripercussioni rilevanti in sede di decisione futura del giudice non solo sulla ripartizione delle spese, ma anche sull’applicazione di una vera e propria sanzione pecuniaria; in particolare va espressamente precisato che la parte, se vittoriosa nella misura che gli era già stata proposta in sede di conciliazione, non potrà vedersi riconosciute le spese legali e si troverà altresì condannata a rimborsare quelle dell’altra parte con il risultato finale di ottenere meno anche se la causa viene vinta. L’altro aspetto è quello della professionalità dei conciliatori e a questo proposito è stata prevista una specifica formazione che abilita il professionista iscritto ad albi professionali, avvocato, notaio o commercialista, a svolgere questo incarico. Personalmente sono convinta che se si riuscirà a garantire serietà e professionalità da parte dei soggetti coinvolti nella procedura conciliativa lo strumento si rivelerà di grande utilità per i cittadini che finalmente avranno a disposizione un mezzo rapido ed economico per la risoluzione delle controversie».

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